

Una volta c’erano i Madonnari. Almeno… mi par di ricordare che si chiamassero così. Disegnavano per lo più immagini sacre sui pavimenti delle strade pedonali delle grandi città e sui marciapiedi delle vie dello shopping. Ricordo benissimo i loro disegni di Gesù Bambini e Madonne in Corso Vittorio Emanuele e in Piazza San Babila, a Milano, negli anni 80. Erano fatti con gessi colorati e la prima pioggia li cancellava via. Erano di ottima fattura, almeno per me, che di arte ci capivo (e ci capisco) decisamente poco. Guardavo affascinato le loro mani sporche colorare volti e fiori, e mi domandavo se non provassero dispiacere quando, una volta finito il disegno, qualcuno ci camminava sopra e lo rovinava.
Oggi, invece, ci sono artisti di strada che dipingono le nostre città in modo diverso, con soggetti più vari, ma altrettanto affascinanti e fortemente comunicativi. No, no, non sto parlando dei graffittati che imbrattano muri, vetri, carrozze di treni e case con scritte per lo più illeggibili (dicono che sono dei tag, le loro firme). Quelli sporcano solamente (a parte qualche rarissima eccezione) e spero che vengano convinti, prima o poi, ad esternare la loro voglia di espressione e la loro vena artistica sui muri di casa propria.
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Ci sono persone che addobbano le nostre città, spesso grige e incolori, con forme artistiche molto particolari, colorate e accattivanti. Per esempio: a Milano (ma anche altrove) c’è qualcuno che si diverte a decorare i cartelli stradali: ecco quindi che il segnale della strada senza uscita diventa una croce colorata per uno stilizzato Gesù metropolitano.
Simpatico invece, l’obbligo di andare dritto che diventa un angioletto, che sembra quasi pregarti di rispettare quanto contenuto nel cartello stradale, che se è li è per buona causa.
Oppure un altro, molto diffuso è l’omino che, affaticato, la schiena ricurva, trasporta la pesante barra bianca del divieto d’accesso.
Queste, e molte altre, sono idee e realizzazioni di una artista francese, Clet Abrhams, che vive da molti anni in Italia, a Firenze, per la precisione, dove ha iniziato questa sua particolare arte interpretativa dei cartelli stradali.
Ci sono altri artisti, più simili ai “vecchi” madonnari, che disegnano su strade e marciapiedi vere e proprie opere d’arte che danno l’impressione che le presone siano sospese su fiumi in piena, voragini infernali o improbabili piscine, piuttosto che angeliche volte celesti.
Sono lavori qualitativamente molto elevati, con immagini decisamente dettagliate e ricche di particolari. Sfruttano in modo molto capace la prospettiva sconvolgendo la percezione della stessa strada con il loro forte e coinvolgente impatto visivo. Artisti di questo genere sono abbastanza famosi nel loro campo, anche per riconoscimenti vinti alle loro partecipazioni a festival di arte di strada. A questa pagina alcuni nomi e molte opere: se ne volete di più c’è sempre il vostro amico Google che vi aiuta.
Poi c’è Bansky, inglese di Bristol. Pare ci sia un alone di mistero intorno alla sua persona: non si conosce la sua vera identità ne’ il suo anno di nascita preciso. Forse questo è puro marketing, forse no, ma a noi qui e ora non interessa. Interessano invece i suoi disegni sui muri britannici, ma anche italiani e della cisgiordania. Dipinge disegni satirici per lo più, con particolare attenzione alle condizioni politiche e sociali nelle quali è immerso. Pare ami definire i suoi lavori con il termine “guerrilla art”. (fonte: wikipedia)
Fra le poche opere di strada che conosco i disegni di Banski sono quelli chemi colpiscono di più. Un po’ per la particolare tecnicausata che rende i personaggi molto realistici, un po’ per i messaggi intrinsechi e la tenerezza di alcuni suoi disegni. Mi piace tantissimo “there is always hope” (sebbene il messaggio sia noto, stranoto e ripetuto al limite della retorica) non tanto per il palloncino rosso che vola via dalla mano della bambina, ma per la delusione e la tristezza che mi immagino possa provare quella bambina a cui è sfuggito il suo balocco. E poi adoro il vento che si immagina e che arriva dalle spalle della piccola.
Mi restituisce invece un innato senso di libertà vedere quello della bimba (presumibilmente la stessa di prima, ma anche no…) che vola via insieme ai suoi palloncini, dipinto sul muro in Cisgiordania. Facile farsi invadere da sentimenti di libertà, di viaggio, di unione e di pace, sapendo cosa accade in quei luoghi. Io sarò più terra terra e mi limito a dire che il disegno mi piace perchè soddisfa uno dei desideri che l’uomo ha sempre avuto: quello di volare. E mi piace che ci riesca una bambina con dei palloncini. Non uno scienziato con ali ipertecnologiche, non un magnate con costosissime ricerche, non un Papa con fedelissime preghiere e nemmeno un artista con quotatissime opere. Ma una bambina, con sette palloncini. Mi ricorda molto Carl con la sua casa che vola grazie a migliaia di palloncini colorati, alla ricerca delle cascate paradiso in compagnia di Russel, Dug e del Beccaccino.

Degno di nota anche quelle della mamma del punk che prepara il figliolo prima che esca la mattina, con la sua bella cresa, la bandiera con la A cerchiata e il fazzoletto sulla bocca. Da notare che la mamma gli ha preparato anche la cartella coi libri, una mela e il termos con il te delle cinque. Pare gli stia dando le raccomandazioni che tutte le mamme fanno alla mattina, preparando e salutando i propri figli che vanno a scuola: “fai il bravo, mi raccomando: non dimenticare di mangiare e di combinare qualche guaio.”
Ma Bansky ha fatto molti altri disegni davvero significativi e artisticamente molto gradevoli, belli da vedere. Alcuni sono a disposizione per tutti sul suo sito. Per gli altri, molti altri, c’è sempre l’amico Google
Va da se che questo mio articolo non vuole essere ne’ completo ne’ esaustivo rispetto ad un tema molto vasto come l’arte di strada, che ha mille sfaccettature e mille rappresentanti validissimi che ho tralasciato per mia personale ignoranza. La volontà era solo quella di riportare cose che mi hanno fatto fermare a guardarle.



















