Street Art

•2 maggio 2012 • 1 commento

Una volta c’erano i Madonnari. Almeno… mi par di ricordare che si chiamassero così. Disegnavano per lo più immagini sacre sui pavimenti delle strade pedonali delle grandi città e sui marciapiedi delle vie dello shopping. Ricordo benissimo i loro disegni di Gesù Bambini e Madonne in Corso Vittorio Emanuele e in Piazza San Babila, a Milano, negli anni 80. Erano fatti con gessi colorati e la prima pioggia li cancellava via. Erano di ottima fattura, almeno per me, che di arte ci capivo (e ci capisco) decisamente poco. Guardavo affascinato le loro mani sporche colorare volti e fiori, e mi domandavo se non provassero dispiacere quando, una volta finito il disegno, qualcuno ci camminava sopra e lo rovinava.

Oggi, invece, ci sono artisti di strada che dipingono le nostre città in modo diverso, con soggetti più vari, ma altrettanto affascinanti e fortemente comunicativi. No, no, non sto parlando dei graffittati che imbrattano muri, vetri, carrozze di treni e case con scritte per lo più illeggibili (dicono che sono dei tag, le loro firme). Quelli sporcano solamente (a parte qualche rarissima eccezione) e spero che vengano convinti, prima o poi, ad esternare la loro voglia di espressione e la loro vena artistica sui muri di casa propria.


Ci sono persone che addobbano le nostre città, spesso grige e incolori, con forme artistiche molto particolari, colorate e accattivanti. Per esempio: a Milano (ma anche altrove) c’è qualcuno che si diverte a decorare i cartelli stradali: ecco quindi che il segnale della strada senza uscita diventa una croce colorata per uno stilizzato Gesù metropolitano.

Simpatico invece,  l’obbligo di andare dritto che diventa un angioletto, che sembra quasi  pregarti di rispettare quanto contenuto nel cartello stradale, che se è li è per buona causa.

Oppure un altro, molto diffuso è l’omino che, affaticato, la schiena ricurva,  trasporta la pesante barra bianca del divieto d’accesso.

Queste, e molte altre, sono idee e realizzazioni di una artista francese, Clet Abrhams, che vive da molti anni in Italia, a Firenze, per la precisione, dove ha iniziato questa sua particolare arte interpretativa dei cartelli stradali.

Ci sono altri artisti, più simili ai “vecchi” madonnari, che disegnano su strade e marciapiedi vere e proprie opere d’arte che danno l’impressione che le presone siano sospese su fiumi in piena, voragini infernali o improbabili piscine, piuttosto che angeliche volte celesti.

Sono lavori qualitativamente molto elevati, con immagini decisamente dettagliate e ricche di particolari. Sfruttano in modo molto capace la prospettiva sconvolgendo la percezione della stessa strada con il loro forte e coinvolgente impatto visivo. Artisti di questo genere sono abbastanza famosi nel loro campo, anche per riconoscimenti vinti alle loro partecipazioni a festival di arte di strada. A questa pagina alcuni nomi e molte opere: se ne volete di più c’è sempre il vostro amico Google che vi aiuta.

Poi c’è Bansky, inglese di Bristol. Pare ci sia un alone di mistero intorno alla sua persona: non si conosce la sua vera identità ne’ il suo anno di nascita preciso. Forse questo è puro marketing, forse no, ma a noi qui e ora non interessa. Interessano invece i suoi disegni sui muri britannici, ma anche italiani e della cisgiordania. Dipinge disegni satirici per lo più, con particolare attenzione alle condizioni politiche e sociali nelle quali è immerso. Pare ami definire i suoi lavori con il termine “guerrilla art”. (fonte: wikipedia)

Fra le poche opere di strada che conosco i disegni di Banski sono quelli chemi colpiscono di più. Un po’ per la particolare tecnicausata che rende i personaggi molto realistici, un po’ per i messaggi intrinsechi e la tenerezza di alcuni suoi disegni. Mi piace tantissimo “there is always hope” (sebbene il messaggio sia noto, stranoto e ripetuto al limite della retorica) non tanto per il palloncino rosso che vola via dalla mano della bambina, ma per la delusione e la tristezza che mi immagino possa provare quella bambina a cui è sfuggito il suo balocco. E poi adoro il vento che si immagina e che arriva dalle spalle della piccola.

Mi restituisce invece un innato senso di libertà vedere quello della bimba (presumibilmente la stessa di prima, ma anche no…) che vola via insieme ai suoi palloncini, dipinto sul muro in Cisgiordania. Facile farsi invadere da sentimenti di libertà, di viaggio, di unione e di pace, sapendo cosa accade in quei luoghi. Io sarò più terra terra e mi limito a dire che il disegno mi piace perchè soddisfa uno dei desideri che l’uomo ha sempre avuto: quello di volare. E mi piace che ci riesca una bambina con dei palloncini. Non uno scienziato con ali ipertecnologiche, non un magnate con costosissime ricerche, non un Papa con fedelissime preghiere e nemmeno un artista con quotatissime opere. Ma una bambina, con sette palloncini. Mi ricorda molto Carl con la sua casa che vola grazie a migliaia di palloncini colorati, alla ricerca delle cascate paradiso in compagnia di Russel, Dug e del Beccaccino.

Degno di nota anche quelle della mamma del punk che prepara il figliolo prima che esca la mattina, con la sua bella cresa, la bandiera con la A cerchiata e il fazzoletto sulla bocca. Da notare che la mamma gli ha preparato anche la cartella coi libri, una mela e il termos con il te delle cinque. Pare gli stia dando le raccomandazioni che tutte le mamme fanno alla mattina, preparando e salutando i propri figli che vanno a scuola: “fai il bravo, mi raccomando: non dimenticare di mangiare e di combinare qualche guaio.”

Ma Bansky ha fatto molti altri disegni davvero significativi e artisticamente molto gradevoli, belli da vedere. Alcuni sono a disposizione per tutti sul suo sito. Per gli altri, molti altri, c’è sempre l’amico Google

Va da se che questo mio articolo non vuole essere ne’ completo ne’ esaustivo rispetto ad un tema molto vasto come l’arte di strada, che ha mille sfaccettature e mille rappresentanti validissimi che ho tralasciato per mia personale ignoranza. La volontà era solo quella di riportare cose che mi hanno fatto fermare a guardarle.

Immagina… con i Lego

•29 marzo 2012 • 1 commento

I Lego sono stati uno dei miei giochi preferiti. Forse quello con cui ho passato la maggior parte del mio tempo, quando nelle giornate piovose non si poteva andare al parco o in cortile con gli amici.

A distanza di 40 anni, i mattoncini colorati hanno lo stesso fascino e lo stesso successo sui miei figli, che volentieri costruiscono, demoliscono, interagiscono, immaginano, inventano e… litigano con i Lego.

In questi giorni la famosa casa Danese ha fatto una campagna pubblicitaria davvero originale. Una agenzia tedesca ha realizzato LEGO IMAGINE: una serie di figure estremamente stilizzate che rappresentano diversi personaggi dei fumetti e cartoni animati abbastanza famosi. In realtà, secondo me, non è sempre così facile individuare i protagonisti: io ne ho azzeccati solo tre su otto.

E voi? quanti ne riconoscete senza l’aiuto di internet? Eccovi le immagini:

La festa del papà

•19 marzo 2012 • Lascia un commento

Diciannove Marzo Duemiladodici: la festa del papà. Sta sera il mio secondogenito mi aspetta a casa con un regalo, fatto con le sue manine sante all’asilo nei giorni scorsi. Sta sera, mi aspetta anche mia figlia più grande, con una poesia a me dedicata, che la maestra d’Italiano le ha da dettato e lei ha diligentemente scritto sul suo quaderno, in bella copia e decorata con cuoricini, pipe e cravatte a pois, nella sua innocenza di terza elementare. Forse tornando a casa, sta sera, mi fermerò in una pasticceria a prendere una torta, delle paste, un dolce per festeggiare tutti insieme dopo cena.

E, come tutti i papà, proverò tenerezza quando sentirò le dolci labbra di mia figlia recitare a memoria la poesia per me. E mi scioglierò in amore sconfinato quando prenderò tra le mai, dalle mani ancora sporche di tempera azzurra di mio figlio, il portapenne un po’ storto che con tanto amore ha confezionato solo per me.

Così passeremo la nostra festa del papà, in questo 19 Marzo.

Tutto bello, tutti pensieri carini, sia il portacravatte di cartone dell’Elia, che le dolci parole in rima di Matilde, per non parlare della tornita di ricotta che ho preso io.

Ma a me la festa del papà piacerebbe passarla in un altro modo.

Io vorrei avere a disposizione un giorno senza impegni, se non quello, estremamente sfidante, di passare dodici ore solo con i miei figli. Mi piacerebbe che tutti i 19 Marzo fosse usanza per tutti i figli di stare con il loro papà, per passeggiare per le via del centro e fare capricci davanti alle vetrine dei giochi e poi consolarsi e fare pace in un Mc Donald davanti ad un vassoio di plastica pieno di schifezze per pranzo; e finire la giornata a rotolarsi su un prato ancora umido della pioggia di ieri.

Oppure vorrei prendere il treno fino ad un lago tranquillo e isolato, respirare quell’aria un po’ nostalgica e decadente che hanno i paesaggi lacustri nei giorni nuvolosi. Mi siederei con loro su un molo di legno a buttare sassi nel lago, ascoltando le loro domande senza risposta, e cercando di imparare da loro qualcosa su come si fa a vivere la vita in modo cristallino, puro e al limite della perfezione. E sorridere dei loro piccoli grandi problemi.

Vorrei che quel giorno, il 19 Marzo,fosse solo per noi, solo per i papà con i loro figli, per tutti i papà e tutti i figli del mondo. A me piacerebbe che questa ricorrenza fosse vissuta trascorrendo del tempo con le uniche persone che danno un senso alla parola “papà” e a me in quanto papà. Se non ci fossero loro, infatti, non ci sarebbe nemmeno il papà che c’è in me, nascosto da qualche parte. Io vorrei stare un giorno da solo con loro. Un giorno solo mi basta.

Non perchè la mamma non sia importante – attenzione!- : tutti i papà sanno, in fondo al loro cuore, che l’importanza della mamma è fuori discussione. Non vale nemmeno la pena di mettersi in competizione, per non rischiare dolorose sconfitte. La mamma è la mamma, e stato così anche per noi, papà bambini. Non c’è storia, non c’è gara, è una battaglia persa. La mamma è presente in molte canzoni, in tanti film, in tutte le favole.

Ma solo per la festa del papà, solo il 19 Marzo di ogni anno, mi piacerebbe che io e miei figli stessimo insieme tutto il giorno, io e loro e basta, a fare  qualsiasi cosa tutta per noi e noi solo.

Io la festa del papà vorrei che fosse fatta di cravatte di cartapesta, porta-penne fatte col cartone della carta igienica, quadretti di cuoricini e fotografie.

Ma soprattutto vorrei trascorrere il 19 Marzo di tutti gli anni da solo con Elia e Matilde. Semplicemente.

Aggiornamento delle 19:07

Il regalo dell’Elia non era una cravatta di cartone ne’ un portapenne fatto con il rotolo finito della carta igienica, ma… l’orsetto brunetto!

Recruting in salsa social

•14 marzo 2012 • 2 commenti

Cercare lavoro è un lavoro, oggi come oggi. Sul web, i siti che promettono offerte azzeccate e annunci mirabolanti non mancano. Il problema semmai viene dopo che il curriculum viene inviato. La difficoltà vera è quella di farsi notare dai selezionatori, dagli headhunter e dagli uffici del personale. Pare essere questa la vera impresa se, come dice un recente analisi, la maggior parte delle assunzioni avviene per conoscenze, per passaparola.

Prova a sfruttare questa caratteristica (tutta italiana) un servizio web tutto nuovo: jobrumors.com che si propone di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro utilizzando la condivisione di contenuti e il passaparola come plus.

Job rumors, progetto tutto italiano di Kenwit, ha come obiettivo dichiarato quello di mettere a disposizione di tutti gli strumenti che rendono possibile condividere, trasmettere e confrontarsi per raggiungere obiettivi individuali e sociali, come dichiarano i suoi fondatori Giovanni Canali, Paolo Papani e Daniele Pisano, tre manager e imprenditori impegnati nel mondo del lavoro con attività differenti ma con la comune passione per le relazioni umane e la convinzione della grande potenzialità della sinergia tra gli uomini.

Gli strumenti che job rumors, mette a disposizione sono le classiche ricerche di annunci a cui si affiancano però quelli che loro chiamano Rumors, che sono opportunità, notizie, “dritte” e informazioni sul mondo del lavoro che tipicamente non circolano sui canali classici dedicati alla selezione e alla ricerca del lavoro, ma si sviluppano e si diffondono con il passaparola tra amici.

E qui entra in gioco l’aspetto social: job rumors permette la creazione di una rete di amicizie con altri membri con lo scopo proprio di diffondere i rumors sul mondo del lavoro. Va da se che gli amici possono essere scelti per conoscenza fisica e reale, ma anche per affinità professionali, piuttosto che per collaborazioni passate o interessi comuni.

In ottica di migliorare il classico incontro tra domanda e offerta di lavoro, poi, l’utente di  job rumors ha la possibilità di creare gli Short CV: un sunto degli aspetti e delle caratteristiche professionali normalmente comprese nel proprio cv che comunicano in modo efficace e sintetico l’offerta di chi cerca lavoro. Gli Short CV sono a disposizione di tutti i membri del portale che, tramite un sistema automatico chiamato Match, promette di rendere visibili in modo immediato gli Short CV più adatti alle ricerche selezionate.

Sulla carta lo scopo di questo sistema di Match è una maggior visibilità personale in relazione anche del contributo che si fa alla comunità tramite la condivisione di contenuti ma soprattutto di Rumors. Questo contributo è misurato da un Social score pubblico, un punteggio assegnato ad ogni membro, che aumenta all’aumentare delle condivisioni.

I creatori del sito sottolineano come la partecipazione alla comunità di  job rumors non si limiti alla mera ricerca di una nuova occupazione, ma consista in una costante attività di condivisione solidale, basata sulla comunicazione, sullo scambio di informazioni, sulla condivisione di opportunità, mettendo così in atto un volano di efficacia in salsa social nel difficile mondo della ricerca e offerta di personale.

Trovo l’idea interessante e innovativa; gli strumenti offerti sembrano adatti allo scopo, sebbene perfettibili; gli obiettivi molto sfidanti. Curioso e interessante la possibilità di poter descrivere la propria personalità e il proprio modo di essere, scegliendo e pubblicando tre fotografie nella sezione Short Cv del proprio profilo personale!

Vedremo nei prossimi mesi se lo scopo dei fondatori sarà raggiunto.

8 marzo

•8 marzo 2012 • Lascia un commento

C’è chi si improvvisa poeta, chi -più modestamente- si limita a copiare liriche già scritte da altri, più o meno famosi. Altri preferiscono riflessioni filosofiche e/o intellettualoidi. C’è poi chi dedica canzoni, chi analizza testi storici e chi la storia si limita a ricordarla. Gruppi di persone la buttano sullo statistico-matematico conteggiando nomi delle vie delle città e analizzando quote rosa, (ma va bene anche verdi, rosse, blu, gialle e turchesi). C’è anche chi si limita a foto (come me, qui sopra) o a disegni, più o meno professionali, più o meno gradevoli. Chi preferisce invece i fiori, le classiche mimose gialle, ma anche altri; oppure le festeggia con un pensiero fuori tradizione: un libro, una pizza e un cinema, un gioiello, un viaggio, per le più fortunate.

Tutti per celebrare la festa della donna. Tutti maschi, che si scervellano per onorare le nostre compagne di viaggio nel modo più poetico, originale, indimenticabile.

Tutti oggi, come da tradizione.

Ma lasciatemelo dire, e lo dico da uomo: è imbarazzante la quantità di fesserie a cui si assiste oggi, 8 marzo, sulla donna. Come se noi maschi ci si accorgesse di loro solo oggi. Come se negli altri 364 giorni dell’anno non fossimo coscienti della loro presenza, della loro intelligenza, della loro dolcezza, della loro autonomia, della loro sopportazione, della loro capacità di mediare, delle loro qualità di mogli, compagne, mamme, amanti, amiche.

Il mio carnevale

•22 febbraio 2012 • Lascia un commento

Mercoledì è un po’ lo spartiacque della settimana: due giorni (quasi tre) sono passati, due giorni (quasi due e mezzo) ne mancano prima del fine settimana.

Fine settimana  il prossimo, che per noi milanesi sarà quello di carnevale… oddio, non solo per la città: in realtà per tutti gli abitanti nella diocesi di Milano che va da Melegnano su su fino a Lecco, per spingersi sul Lago Maggiore - fino al confine con la Svizzera- passando per Varese.  Dicevo che qui, in quasi tutta la Lombardia sabato si festeggerà carnevale.

Ho sempre fatto fatica ad apprezzare questa festa, anche quando ero più giovane, forse addirittura da bambino. Non riesco ad inquadrare il vero motivo: forse perchè quando avevo 10-12 anni c’erano ancora i tamarri che -si diceva- ti tirassero addosso le arance con dentro le lamette. Leggenda metropolitana? Si probabilmente si, ma a 10 anni le leggende metropolitane sono vere per definizione e per questo fanno paurissima! O forse il carnevale non mi piaceva per la paura di essere impomatato fronte e retro dai soliti tamarri (a proposito esistono ancora i tamarri) e dalle loro schiume da barba modificate con lo spillo e l’accendino. Ho anche il sospetto che provassi dell’ansia nel cercare travestimenti, trucchi e parrucchi per agghindarmi e sembrare originale e divertente a tutti i costi. Per finire, temo che mi infastidisse anche quel senso di festa finita – tutto passato che si provava la domenica mattina, inizio di quaresima, a Messa sui visi assonnati dei miei amici che mostravano ancora qualche segno di trucco residuo del travestimento per la festa nel salone dell’oratorio femminile della sera precedente.

Tra l’altro questo sfasamento temporale – a Milano il carnevale si festeggia con qualche giorno di ritardo rispetto al resto d’Italia- mi fa sentire fuori luogo: leggo di festeggiamenti, di sfilate di carri, di travestimenti, di scherzi e balli mentre qui da noi sono giorni normali e la festa vera deve ancora arrivare. Ma tant’è.

Nonostante questa festa negli ultimi anni sembra avvolta da un alone un po’ opaco, di polvere e vecchiaia, sopraffatta o -meglio- annacquata da Halloween e altre americanate, i miei figli si mostrano sempre entusiasti di sfilare per il quartiere agghindati nei modi più assurdi e originali. Elia -anni 5- ha scelto un classicissimo uomo ragno, mentre Matilde -anni 8- ha messo in difficoltà me, mia moglie il parentado tutto con una richiesta di un costume di Monster High. San google mi ha aiutato a tradurre i fonemi della strana lingua parlata da mia figlia ed è stato indispensabile per capire a quale amena e impossibile serie televisiva o cartone animato si riferisse per il suo travestimento. Mamma e nonne si sono poi messe all’opera per arrabattare e adattare vecchi stracci al costume richiesto dalla esigente primogenita.

Sono giorni che entrambi scorrazzano per casa correndo dalla loro camera alla sala, passando per il corridoio agghindati come due disperati, seminando per casa martelli di gomma piuma, capelli finti di parrucche improbabili, trombette di carta, urlando come se non vi fosse un domani.

Ora che sono adulto, ho un motivi in più per non farmi piacere il carnevale…

Comunque la mia truppa è pronta per affrontare il pomeriggio di sabato: stanno oliando le stelle filanti, e caricando i sacchettoni di coriandoli. Sabato saremo all’erta e travestitissimi, almeno loro.

Poi, grazie al Cielo, anche il carnevale passerà e non ne parleremo più per un anno ancora.

Buona festa.

Fa freddo, va bene…

•7 febbraio 2012 • Lascia un commento

 

… ma siamo in inverno, Santo Cielo, siamo a febbraio! Direi che il freddo non dovrebbe fare poi così notizia in questa stagione, no? Piuttosto erano strani i 14 gradi a Natale, non trovate? E allora perchè da qualche giorno a questa parte i telegiornali danno così risalto alla non-notizia del freddo? Perchè parlano di emergenza meteo? Perchè raccontano di allarme neve?

L’allarme in Italia non è la neve. L’emergenza da noi non sono il freddo e il ghiaccio. L’emergenza sono sindaci chiacchieroni che non sanno gestire 30 centimetri di neve. L’allarme è dato da amministratori pubblici che fanno spalare la neve dalle strade buttandola sui marciapiedi. L’emergenza è data dal fatto che una prevedibile ondata di freddo e neve blocchi per giorni e giorni camion, pullman e treni.

Siamo in inverno, il freddo è di casa in questa stagione. La neve è abbastanza prevedibile da dicembre a febbraio. A volte mi domando come facciano a Helsinki o a Oslo. Poi mi ricordo che la non sono Italiani…

p.s. Questo fine settimana sono previste nuove nevicate: che si fa? si evacua in massa nell’emisfero australe?

 
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